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'Il Governo dia un indirizzo ai sindaci sulle misure per fronteggiare l'emergenza'

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“Se il contributo a pioggia su tutti i comuni è apprezzabile, dal Governo ci saremmo attesi un'azione più energica, ma soprattutto di indirizzo nei confronti dei sindaci che, altrimenti, rischiano di diventare solo il semplice parafulmine di un malcontento sociale che sta cominciando a montare nel Paese”. Il candidato sindaco di Follonica Massimo Di Giacinto non sposta lo sguardo dalla realtà locale e dai rischi che questa sta correndo a causa dell'emergenza Covid-19. “Gli aiuti attuali – sostiene Di Giacinto- daranno un po' di ossigeno alle famiglie bisognose, così come l'indennità che spetterà ai lavoratori stagionali o la cassa integrazione per i dipendenti. Il problema enorme, però, in una realtà economica come quella di Follonica resta quello delle partite iva e delle imprese, specie laddove l'attività si svolge solo per alcuni mesi dell'anno. Attività queste che, se chiuse ad oltranza, rischiano seriamente di non aprire più”. Massimo Di Giacinto è preoccupato e chiede al governo un impegno serio in questo senso “E’ importante che il governo cominci a pensare al dopo emergenza sanitaria e dia delle indicazioni chiare su quelle che saranno le ripartenze delle varie attività. Perché se è vero che la chiusura rappresenta di per sé un danno reale, altrettanto lo è l’incertezza che impedisce agli imprenditori di fare opportune valutazioni e approntare una corretta programmazione”. Di Giacinto continua con il suo ragionamento.
“Di fronte ad una indicazione chiara da parte del governo sui tempi di ripartenza, il comune potrebbe richiedere l’accesso a risorse inutilizzate e che, per contrastare l’emergenza, possono risultare vitali. Penso – sostiene- all'impiego del fondo crediti di dubbia esigibilità, soldi che sono fermi per legge a garanzia di quanto non viene pagato in termini di tasse e tariffe, ma che potrebbero essere destinati al sostegno dell'economia cittadina. Penso poi all'avanzo di bilancio da poter utilizzare immediatamente e non nell'esercizio successivo. In questo modo si permetterebbe di creare un vero piano di intervento, finalizzato a mantenere in vita le attività finché non saranno messe in condizioni di ripartire. “Perché – conclude il candidato- tasse e tariffe rinviate, mutui differiti, ma comunque da pagare, e le bollette non attendono e questo sul capo di un imprenditore, specie se piccolo, può rappresentare un peso difficilmente superabile”.